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Diffamazione o offese su Facebook? Ecco come sporgere denuncia

Spesso le persone scrivono status o commenti offensivi su Facebook dimenticando che le loro parole hanno un effettivo valore giuridico con il rischio di ritrovarsi una denuncia per diffamazione. Infatti, la facilità con cui è possibile pubblicare ciò che si vuole su le altrui bacheche di Facebook non significa necessariamente libertà di poterlo fare. I nostri stessi clienti per il quale forniamo un servizio di consulenza e gestione dei social network ci pongono spesso domande a riguardo.
Ma cosa comporta il dichiarare pubblicamente certe esternazioni in quello che è il social network più diffuso al mondo? Vediamolo insieme.
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Offese su Facebook: le conseguenze giuridiche

Il web non può e non deve essere considerato una “zona franca” del diritto, bensì come uno degli ambiti nei quali, oggi più che mai, l’individuo svolge la sua personalità  e pertanto necessita di una normativa idonea a garantire ed attuare le tutele previste dall’ordinamento giuridico.
Tale concetto è stato in più sentenze ribadito, con toni piuttosto severi, dalla Corte di Cassazione, la quale ha affermato,  che postare un commento offensivo sulla bacheca di un social network integra il reato di diffamazione.
In particolare, con le sentenze n. 24431 del 28/04/2015 e n. 8328 del 01/03/2016 la Corte di Cassazione  ha affermato che la diffusione di un messaggio diffamatorio attraverso l’uso di una bacheca Facebook integra un’ipotesi di diffamazione aggravata ai sensi dell’art. 595, comma terzo, cod. pen., poiché i social network, in particolare Facebook e Twitter, hanno la capacità di raggiungere un numero indeterminato di persone e pertanto ci sono i requisiti per la fattispecie aggravata del reato di diffamazione, proprio come se fosse commessa a mezzo stampa.
In parole povere, tenete bene in mente questo concetto, è la natura stessa del canale attraverso cui viene diffusa l’offesa che implica il reato, non il fatto che i filtri sulla privacy siano impostati in un determinato modo o no.

Come capire se c’è stata diffamazione oppure no? Gli elementi costitutivi

Per prima cosa dobbiamo sapere cos’è la diffamazione e quando ha rilevanza penale, quali sono quindi i suoi requisiti necessari.
Commette il delitto di diffamazione (art. 595 c.p.) chi offende l’altrui reputazione in assenza della persona offesa e sempre che siano presenti almeno due persone.
Sono, quindi, tre gli elementi costitutivi del reato di diffamazione:

  • l’enunciazione di offese che recano danno alla reputazione di un soggetto;
  • il recepimento delle offese da parte di svariate persone;
  • l’assenza della persona diffamata.

Tale condotta è punita con la pena della reclusione fino ad un anno e della multa fino a € 1.032,91, ma nelle ipotesi aggravate, come quella di cui parlavamo poc’anzi della diffamazione a mezzo stampa, la reclusione può essere anche superiore ai tre anni.

La differenza tra diffamazione, calunnia e ingiuria

La diffamazione non va confusa con l’ ingiuria o con la calunnia, in quanto, anche se ruotano attorno al concetto di reputazione, ci stanno grandi differenze tra le tre.
Commette infatti ingiuria, ai sensi dell’ art. 594 c.p. chi offende l’onore o il decoro di una persona presente.
L’Ingiuria è stata recentemente depenalizzata, infatti, per che realizza tale reato è previsto il pagamento della pena pecuniaria a partire da € 100,00.
Dall’ingiuria e dalla diffamazione deve distinguersi invece il delitto ancor più grave di calunnia (art. 368 c.p.) che si consuma quando taluno, con denuncia o querela, incolpa di un reato una persona che egli sa essere innocente, oppure simula a carico di una persona le tracce di un reato.
Le pene per la calunnia sono molto severe, è prevista, infatti, la reclusione da due a sei anni, e nelle ipotesi aggravate la reclusione può arrivare fino a venti anni di carcere.

Sono stato offeso o offesa pubblicamente su Facebook, cosa fare?

Se qualcuno pubblica un commento offensivo nei vostri riguardi o scrive un post diffamatorio (sia su una bacheca pubblica che ristretta ai propri amici) potrete agire nei suoi confronti in due diversi modi: con un’azione di carattere penale e una di carattere civile.

L’azione penale

La prima cosa da fare è sporgere querela. Lo potrete fare personalmente, recandovi presso la più vicina stazione dei Carabinieri, o presso la Polizia Postale o, ancora, presso la Procura della Repubblica del Tribunale del luogo dove siete residenti.
In quella sede bisognerà indicare i seguenti elementi:

  • la frase offensiva che vi è stata rivolta;
  • l’autore di tale frase;
  • gli estremi del profilo dal quale è avvenuta la pubblicazione;
  • la data;
  • l’indicazione di eventuali nomi di testimoni che hanno letto la frase.

Sarà poi fondamentale portare delle prove a vostro favore, prove che dovranno riguardare sia il fatto illecito che il danno da questo cagionato (sia danno patrimoniale, come ad esempio nel caso di azienda diffamata, eventuali contestazioni di clienti o revoche di contratti; sia morale, come eventuali certificati medici comprovanti un turbamento psichico).

L’azione civile

La causa civile per diffamazione è rivolta unicamente a chiedere il risarcimento del danno.
In virtù di tutto ciò sono ancora più necessarie le prove circa il danno, ma qualora l’illecito sia evidente e la quantificazione del danno sia difficoltosa, si può sempre chiedere un risarcimento in via equitativa – ossia secondo quanto al giudice apparirà congruo sulla base del caso concreto, svincolando tale valutazione da qualsiasi supporto probatorio.

E per le aziende? La diffamazione su una pagina Facebook aziendale

Anche in questo settore valgono le stesse norme a tutela dei privati, ma è bene evidenziare un aspetto: nel mondo dei social network non vale la legge dell’occhio per occhio, dente per dente.
Avere pesanti scontri verbali su Facebook può portare non solo a una cattiva immagine della propria azienda agli occhi dei clienti ma può scaturire come visto a volte in battaglie legali, anche qualora siano stati gli altri a offendere per prima.
Quello che suggeriamo è sfruttare queste situazioni di crisi a proprio vantaggio. Spesso esse possono diventare occasione per mostrare ai propri clienti come l’azienda tenga a cuore le loro necessità e di come eventuali lamentele – anche quelle offensive – possano essere uno stimolo a migliorare i propri prodotti o servizi. In fin dei conti, se un cliente manifesta il proprio dissenso sarà perché non si è trovato a suo agio e pertanto anche l’offesa può diventare un feedback importante nelle dinamiche di sviluppo aziendale.
Questo non vuol dire porgere l’altra guancia ma dimostrare pubblicamente che ci si è subito attivati per far sì che queste situazioni non si verifichino più.

Hai bisogno di una consulenza da parte di un avvocato?

Se hai ricevuto delle offese su Facebook, Twitter o altri social network e non sai se sporgere denuncia per diffamazione, offriamo sia ai privati che alle aziende un servizio di consulenza su questo importante tema.
Per questo servizio di consulenza la nostra azienda si basa dell’ausilio di un avvocato esperto su questi temi che potrà consigliarvi al meglio le cose da fare in base a ciò che vi è accaduto, e che risponderà a tutte le vostre domande attraverso un’ora diretta di video chiamata privata tramite Skype.
Per tutte le informazioni e per prenotare questa consulenza compilate il form che trovate proprio qui sotto oppure consultate la sezione contatti.